Resta
lettera a me, venutunenne
Serpeggeranno sulla pelle emozioni che oggi non osi nemmeno immaginare. Ti appariranno aspre, feroci, viscide. Le sentirai pulsare rapide, morderti, precipitare tra le tue ossa e vene. Allora invocherai la tua morale, disprezzerai ciò che ora ti attanaglia e ti vergognerai, per quel che avverti e per ciò che invece non sai sentire. E poi, col tempo, tu non potrai che arrenderti: allargherai la carne e farai spazio a tutto. Ti perdonerai e insieme a te accoglierai le ombre altrui e nell’oscurità saprai di non poter scacciare il male che attraversa.
Rimarrai delusa, ancora, ancora, e un’altra volta ancora… e sentirai lo strappo di ogni taglio aprirsi dentro. Ripiegherai la pelle quasi a proteggerti, implorerai la quiete e intanto ruggirai, rivendicando il tuo diritto a credere. Cospargerai le teste di illusione fin quando scoprirai che ogni incontro da’ vita a delusione. E saprai allora che l’altro è sempre altro: da te, dai tuoi bisogni, da ciò che attendi e sogni. E lentamente ospiterai calmo il disincanto.
Non smetterai di domandare della vita e l’entusiasmo scorrerà libero tra te e gli altri; ti lascerai coinvolgere, edificherai e poi, quando la noia arriverà incalzando tu te ne andrai per il bisogno di ripartire dall’inizio. E dirai addio; sarai presenza errante ma tutto ciò che è stato tuo continuerà ad esistere, ne sentirai la forza e la presenza. Lo porterai con te, nel tuo respiro.
Incontrerai puttane e tossici, barboni e carcerati, viandanti e pellegrini…e senza la certezza di un perché li sentirai vicini, vicinissimi, fino a sentirne il battito. Ascolterai le loro storie con rispetto, ne sentirai il dolore sulla pelle e avvertirai la muta commozione. E nel silenzio della notte tu sognerai le loro vite e ne urlerai la rabbia. E in quella mescolanza che annulla la distanza tu sentirai la voce e l’eco dei tuoi avi...e capirai da dove viene quel bisogno profondissimo di volgere il tuo sguardo verso gli ultimi.
Coltiverai la mente, la trasformerai nella tua forza e ti affiderai a lei. Imparerai a esibirla. E quando le persone la riconosceranno ti sentirai orgogliosa e dentro sarai grata…ma un guizzo nel tuo cuore arresterà la gioia. Vorrai parole altre, qualsiasi frase o verbo che indugi un po' più a fondo, che scavi nel profondo, che vada oltre. E nel silenzio confiderai a te stessa, e solo a te, che non è stima ciò che cerchi, non è l’apprezzamento della psiche. Ed un dolore lieve aprirà il suo varco nella pelle e mentre gli occhi rideranno li sentirai riempirsi del tuo vuoto…un vuoto che solo tu intercetti.
Ti inclinerai sul prossimo, quasi a lambirlo…raggiungerai il suo battito, lo sfiorerai col fiato. E nell’obliquità aggancerai il suo sguardo, allargherai le braccia e farai spazio dentro, fino a sentirne il peso. Accudirai e nutrirai, proteggerai e guiderai e intanto la stanchezza ti spingerà più in basso. Consacrerai la tua fatica, ti sentirai spossata, a tratti vuota…ma non ti muoverai...e nell’immobilità dell’oggi riscoprirai tua madre.
Imparerai ad andare, anche quando ogni angolo di te ti supplicherà di rimanere, e camminerai lenta. Trascinerai i tuoi piedi su terreni instabili, incespicando sui tuoi dubbi e sulle tue contraddizioni. Cadrai e ti rialzerai, e poi cadrai ancora…Ti bagnerai delle tue certezze per poi vederle evaporare nell’arco di un mattino…e scoprirai di non aver rifugio in alcuna verità assoluta. A volte tornerai: percorrerai a ritroso ogni tuo passo, ricalcherai le orme e scoprirai che la tua meta era l’inizio; altre invece procederai per nuove strade, ti volterai indietro spingendoti in avanti, ti troverai lontana...e sentirai che andare e ritornare richiedono la stessa forza, ugual coraggio.
Disprezzerai te stessa ogni qual volta ti scoprirai a mendicare presenza là dove c’è assenza. Condannerai ciascun tuo gesto supplichevole, lo sguardo si farà severo e ti incolperai con una intransigenza che non riservi ad altri. Farai a cazzotti con il cuore: lo ferirai, lo processerai e lo giudicherai colpevole. E mentre tenterai, con tutte le tue forze, di mutilare l’amore, qualcosa in te continuerà ad amare e a te non resterà che lasciar vivere ciò che non puoi uccidere.
E un’inquietudine remota penetrerà violenta. Percepirai la fame d’altro, divorerai la vita senza saziarti, ancora…ancora… un po' più oltre; mentre la pelle tesa ti forzerà in avanti tu pregherai perché il bisogno cessi ma questo antico movimento ti manterrà inchiodata.
Ti perderai nei tuoi contrasti alla ricerca di un ‘unità che non potrai trovare. E capirai che non esisti unita ma ti scomponi in pezzi; Frammenterai la mente e il corpo, comprenderai le tue declinazioni…. solo al plurale.
Combatterai battaglie che chiederanno forza: inghiottirai dolore e sputerai coraggio cercando di resistere a quel richiamo che proporrà di arrenderti. Invocherai il vigore, resisterai tenace. Cadrai più volte, precipiterai nei baratri pieni di buio. Ma ti rialzerai sempre, con una determinazione che oggi non immagini di avere.
Rifuggirai gli assolutismi e i perbenismi, ciascuna verità che appaia incontestabile. Non sceglierai percorsi a senso unico, disprezzerai le prediche, discuterai le regole. E nella tua rinuncia ad ogni forma di certezza ricercherai le parti e non il tutto, la singolarità che annulla assolutezza. Poi pagherai il tuo pegno per la tua mente libera e ti domanderai se ne è davvero valso il prezzo, se il costo è troppo alto. Ma non potrai che muoverti verso una vita autentica perché scolpita in te, dentro le ossa.
Ti scoprirai testarda e prepotente, sfiancante nei tuoi ordini che fingerai esser scelte. Comanderai per gusto, non per bisogno. Deciderai per te e insieme a te per tutti. E quando l’altro ti si opporrà irrigidirai i tuoi muscoli e farai scudo dentro: annuncerai battaglia. Procederai sul campo dell’assedio e intanto cercherai qualcuno che ti insegni a cedere, a consegnare armi ed annunciare quiete, che ti sorregga durante la discesa.
Ti bagnerai di errori fino a sommergerti. Scivolerai ogni giorno, un po' più a fondo, fino a vederti a terra, distesa sul terreno senza più appigli. Tu chiederai perdono ma non avrai paura dei tuoi sbagli perché percepirai che dentro l’esistenza risiede anche l’inciampo. E un giorno ti scoprirai riconoscente per ogni tua mancanza o colpa perché saprai che ogni tuo errore è stato la tua guida.
Ti sentirai ingombrante, inopportuna spesso eccessiva. Desidererai ridurre il tuo volume, provare a spegnerti, renderti piccola, quasi invisibile. Vorrai aspirare il corpo e poi la mente fino a cambiarne forme, per poi sparire. E nella tua sovrabbondanza percepirai il disagio e avrai paura di essere un disturbo, intralcio e seccatura. E penserai che l’altro invochi la tua assenza, risponda con fastidio a ciò che non vorrebbe e invece esiste. L’umiliazione raffredderà la carne fino a gelarla e tu ti scoprirai ghiacciata, priva di sensi o voglie.
Incontrerai i tuoi demoni chiamandoli per nome. Percepirai paura e tenterai la fuga ma invano scapperai da ciò che ti appartiene e ti richiama dentro. Li ascolterai ruggire, gridare e bestemmiare e proverai il terrore per quelle voci note. Ti sentirai spaccata dentro: e mentre sussurrerai a te stessa che non è vero niente qualcosa in te affermerà che invece è tutto vero...